{"id":1260,"date":"2023-06-19T04:28:34","date_gmt":"2023-06-19T02:28:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pontesullostrettonews.it\/website\/?p=1260"},"modified":"2023-06-22T10:35:09","modified_gmt":"2023-06-22T08:35:09","slug":"nuove-gateway-per-il-sud-e-per-lafrica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pontesullostrettonews.it\/website\/2023\/06\/19\/nuove-gateway-per-il-sud-e-per-lafrica\/","title":{"rendered":"Nuove gateway per il Sud e per l\u2019Africa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di <em>Marcello Panzarella<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del dibattito sul Ponte di Messina che ha preceduto \u2013 e ancora segue \u2013 gli atti recenti del Governo e del Parlamento, colpisce il modo elementare delle questioni poste. Dopo pi\u00f9 decenni di discussioni, esso pare fermo al grado zero della consapevolezza delle realt\u00e0 al contorno: un contorno, o ambito problematico, che non \u00e8 solo locale, e nemmeno solo nazionale, ma globale. Porre il dibattito nei termini di \u201cPonte-no \/ Ponte-s\u00ec\u201d \u00e8 non solo riduttivo, ma deviante: il trattare la questione come un referendum, o come una contesa tra fazioni, addirittura locali \u2013 messinesi o calabresi \u2013 \u00e8 indice dello stato infimo cui si \u00e8 ridotta la capacit\u00e0 di intendere e di orientare di una quota consistentissima della classe dirigente nazionale \u2013 intellettuale e politica \u2013 a tutti i livelli di responsabilit\u00e0 e di comunicazione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pochi hanno compreso che <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">la questione \u00e8 di quelle di alta valenza strategica<\/span><\/strong>, che investono di petto l\u2019interesse nazionale italiano. Un interesse di cui si \u00e8 smesso di parlare ormai da ottant\u2019anni, quasi si trattasse di un tab\u00f9; e un ambito di questioni che \u00e8 stato riposto in un cassetto e l\u00ec abbandonato: l\u2019ambito di una Strategia Nazionale di Sistema consapevole della necessit\u00e0 di individuare le mete di tutto un Paese, capace di programmarne le direzioni e i passi secondo priorit\u00e0 da contemplare in ambito geopolitico, e di definire gerarchie di attori e attuatori, nonch\u00e9 compiti e tempi di esecuzione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una visione dirigistica? Direi di no: piuttosto la presa d\u2019atto che, dopo l\u2019abbandono dell\u2019ultimo tentativo programmatorio, il Piano \u201980, <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">si \u00e8 giunti in Italia a uno squilibrio ormai non pi\u00f9 sostenibile tra il basso e l\u2019alto<\/span><\/strong>, con la prevalenza di spinte centrifughe e localistiche che minano la solidit\u00e0 e la buona salute dell\u2019intero Paese: concentrate in una visione lenticolare, come da microscopio, esse incidono negativamente sulla capacit\u00e0 di azioni corali \u2013 direi grandangolari \u2013 del Paese, sia che si tratti di considerare un territorio e di agirvi, sia che si abbia a che fare con ambiti di competenze specifiche, per esempio quelle ecologiche, che si pretende di far prevalere su ogni altro aspetto in nome di un rivendicato \u201cinteresse comune\u201d.&nbsp; La bont\u00e0 del prevalere del rapporto dal basso verso l\u2019alto \u2013 malinteso non come diritto fecondo a essere ascoltati, ma come diritto prevalente del particolare nei confronti del generale \u2013 \u00e8 divenuto in Italia un <em>topos<\/em> quasi adamantino. Gli esiti di tale interpretazione sono stati per\u00f2 nefasti e rischiano di esserlo ancora di pi\u00f9, come bene hanno mostrato, durante la pandemia, gli affanni delle diverse gestioni delle Sanit\u00e0 regionali, e come ancor peggio si prospetta con l\u2019introduzione delle cosiddette autonomie differenziate, ove non adeguatamente compensate dalla introduzione e immediata applicazione di congrui Livelli Essenziali delle Prestazioni, validi a Verona come a Catania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre dirlo: tutto si tiene, e la debolezza relativa dell\u2019Italia in ogni settore di attivit\u00e0 e intraprese, e del problematico suo credito nell\u2019ambito delle relazioni internazionali, consiste nella mancata presa di coscienza del proprio essere <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">un Paese proteso per tre quarti nel Mediterraneo: un mare ormai centralissimo, nel quale occorrerebbe essere presenti da protagonisti<\/span><\/strong>, per trarre dalla propria collocazione \u2013 e dalle contingenze di questa \u2013 dei vantaggi quanto pi\u00f9 generali, che l\u2019intera compagine nazionale potrebbe condividere. Esiste tale consapevolezza? Solo in minima parte, e da tale parzialit\u00e0 derivano la mancanza di una strategia e l\u2019assenza di un piano capaci di tradurre in atto le potenzialit\u00e0 trascurate del Paese. Uno degli innumerevoli indizi dell\u2019inettitudine strategica italiana ci si \u00e8 palesato proprio su \u201cIl Giornale dell\u2019Architettura\u201d (22-07-2020) in un\u2019illuminante intervista a <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fabrizio_Barca\">Fabrizio Barca<\/a>, gi\u00e0 ministro PD per la <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ministri_per_la_coesione_territoriale_della_Repubblica_Italiana\">Coesione Territoriale<\/a>: \u00abQual \u00e8 il ruolo dell\u2019Italia nel Mediterraneo \u2013 gli fu chiesto \u2013 e come dobbiamo confrontarci con questo mondo che si sta agitando?\u00bb. \u00abNon credo che la proiezione dell\u2019Italia sia nel Mediterraneo \u2013 egli rispose \u2013 [\u2026] il Mediterraneo \u00e8 complicato, destabilizzato, autoritario\u00bb: tagliente come una rasoiata, ma di quelle autoinferte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Io do per scontato che il \u201cPonte sullo Stretto\u201d si possa fare<\/span><\/strong>, perch\u00e9 le attestazioni della sua fattibilit\u00e0 sono state espresse al massimo livello da societ\u00e0 di validazione indipendenti, di calibro internazionale. Non \u00e8 invece scontato, per quanto detto fin qui, che si sappia davvero perch\u00e9 farlo, quantomeno a livello di opinione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 farlo? Perch\u00e9 esso costituisce un <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/atout\/\"><em>atout<\/em> <\/a>formidabile che l\u2019Italia ha ancora nella manica, capace di pi\u00f9 valenze assieme geopolitiche ed economiche, in grado di <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">accendere nel Paese una seconda locomotiva da affiancare a quella arrancante padano-veneta<\/span><\/strong>, ormai priva di margini di espansione e in sofferenza da decenni, come mostrano gli incrementi minimali del suo PIL nel lungo periodo. Come farebbe il Ponte a operare tale accensione? Lo farebbe <strong><span style=\"text-decoration: underline;\">consentendo alla Sicilia, alla Calabria, e a tutto il Sud, di essere luogo di cattura, di lavorazione e smistamento locale e internazionale di quote non secondarie del traffico-merci della rotta medio-mediterranea<\/span><\/strong>, che da sola vale un quarto del traffico commerciale marittimo mondiale: una rotta che passa d\u2019accosto alla Sicilia senza procurare al Sud nessun beneficio, dato che in un posto impedito di esportare velocemente, e in quantit\u00e0, nessun sano di mente sbarca merci n\u00e9 investe per dotarle di valore aggiunto. Mentre ci\u00f2 sarebbe possibile in presenza del Ponte e di un connesso sistema portuale e ferroviario veloce. Con una doppia valenza d\u2019azione: non solo nel profittare della prossimit\u00e0 della rotta tesa tra Shanghai e Rotterdam, ma anche nello spingere e attrarre relazioni economiche e politiche col continente africano (a soli 140 km dalla Sicilia), che tutti gli indicatori economici e demografici indicano come quello del maggiore sviluppo a venire. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un corridoio euro-africano<sup>1<\/sup>, che passasse per il Ponte di Messina e che per porti siciliani e tunisini si spingesse fino all\u2019Africa sub-sahariana sarebbe anche un modo di \u201caiutarli a casa loro\u201d e di sottrarre le soglie di casa nostra, per quanto ancora possibile, all\u2019influenza soffocante dell\u2019espansione imperiale cinese. Questo s\u00ec, sarebbe il senso di un vero \u201c<a href=\"https:\/\/www.today.it\/economia\/piano-mattei-governo-meloni-africa-gas-cosa-e.html\">Piano Mattei<\/a>\u201d, da attuare in termini di rispettosa parit\u00e0 con i partner africani, affrancandoli per quanto possibile dalla pelosa presenza cinese e russa. Vorr\u00e0 la politica, quella italiana e quella europea, coglierne il senso e attuarne il concetto? Anche la Presidente della Commissione UE, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ursula_von_der_Leyen\">Ursula von der Leyen<\/a>, ha annunciato nelle scorse settimane un poderoso progetto geopolitico europeo, infrastrutturale e commerciale, intitolato \u201c<a href=\"https:\/\/commission.europa.eu\/strategy-and-policy\/priorities-2019-2024\/stronger-europe-world\/global-gateway_it\">Global Gateway<\/a>\u201d, inteso a controbilanciare, con qualit\u00e0 differenti, la cinese \u201cBelt and Road\u201d (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Via_della_seta\">Via della Seta<\/a>). Anche a questo scopo il Ponte di Messina appare essenziale, come avremo modo di mostrare in queste pagine, in un prossimo intervento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>NOTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">1. Cfr. Marcello Panzarella, <em>Movin\u2019 to the Future. Geopolitica e infrastrutture, Visioni da Sud<\/em>, edizioni Arianna, Geraci Siculo 2022.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\"><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marcello Panzarella Del dibattito sul Ponte di Messina che ha preceduto \u2013 e ancora segue \u2013 gli atti recenti del Governo e del Parlamento, colpisce il modo elementare delle questioni poste. 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